Cloud computing ctim forum 2011

Cloud computing immagine da wikpedia

Giovedì 7 aprile, ho partecipato all’evento organizzato da club ti marche incentrato sul cloud computing, tenutosi alla confindustria di ancona.

Dopo una breve introduzione del presidente Prof. Nazzareno Bordi, la parola è passata al Dott. Stefano Mainetti responsabile scentifico dell’Osservatorio Cloud Computing ICT as Service, School of Management-Politecnico di Milano. Vorrei dedicare questo post, esclusivamente a questo talk che è stato a mio parere il più interessante e completo.

Il Dott. Mainetti ci ha mostrato com’è strutturata l’architettura di un cloud, quali sono i modelli di erogazione, quali sono i layer di servizi offerti(o tipologie di servizio) e infine cosa significa utilizzare un cloud e quando utilizzarlo.

Andiamo per gradi. Non parlerò di architettura dato che non è il motivo per cui ho deciso di partecipare all’evento. L’architettura di un cloud è complessa e ci vorrebbe molto più di un post per parlarne. Comunque anche se non la vedete, fidatevi che tra le nuvole qualcosa qualcosa c’è.

Ho scoperto che il cloud si stratifica su tre livelli di servizio offerto. Andando dal basso verso l’alto, abbiamo:

  1. Iaas (Infrastructure as a Service) : indica l’utilizzo di infrastruttura hardware in remoto. La caratteristica principale è che le risorse vengono rilasciate solo al momento dell’utilizzo effettivo (risorse on demand). Se il cliente non le richiede queste non gli vengo assegnate.
  2. Paas (Platform as a Service) : permette l’utilizzo in remoto di una piattaforma software che può essere formata da diversi servizi, programmi, librerie, etc (esempio: un .NET Framework).
  3. SaaS (Software as a Service) : indica l’utilizzo di un software in remoto, generalmente erogato da un server web e quindi utilizzabile con il browser (vedi handyGest).

Passiamo ai modelli di erogazione del servizio:

  1. Private : di fatto potrebbe essere considerato non del tutto un modello di cluod computing. Consiste nel realizzare un infrastruttura cloud nel proprio parco macchine (tipicamente una virtualizzazione). Con questo modello viene meno il problema dell’opacità delle soluzioni cloud (“non vedo dove sono i miei dati”) e le aziende possono quindi gestirsi internamente i proprio dati. Sembrerebbe essere un controsenso in quanto l’organizzazione deve acquistare/gestire le macchine. Nei casi in cui si devono gestire operazioni “mission critical” questo modello diventa il più utilizzato.
  2. Public : il sistema informativo aziendale viene affidato alla compagnia che fornisce il servizio di cloud. Tutti i servizi vengono gestiti, utilizzati ed erogati in remoto.
  3. Hybrid : è un compromesso tra i due modelli precedenti dove l’organizzazione si gestisce alcune risorse in casa e altre le lasci all’esterno (esempio: un’azienda utilizza un gestionale online ma memorizza i dati sui proprio clienti in locale).

Concludiamo questo post con il motivo principale che mi ha spinto ad approfondire questo argomento. Quali sono i vantaggi ? Quando mi conviene utilizzarlo ? …

I vantaggi sono innumerevoli e a mio parere sono moltissimi i casi in cui una PMI o anche un organizzazione più complessa dovrebbe approcciare a questa “filosofia” di fare IT. Prima di tutto, parlo dell’unico svantaggio che il cloud ha: i dati non sono fisicamente a casa nostra. Nessun problema, basta capire che per molte realtà questa è più una fissazione che un esigenza. Perchè un’azienda dovrebbe investire molto denaro, risorse e tempo per l’implementazione di un sistema informativo in casa, quando potrebbe averne uno pronto all’uso? Provate a rispondere. Nessuno. I vantaggi sono mostruosi : time to market ridotto (il sistema è subito pronto -> l’azienda è subito produttiva), flessibilità, scalabilità, affidabilità, agilità e paghiamo solo quello che effettivamente consumiamo. Come già detto ci sono situazioni  nelle quali avere un data center casalingo è indispensabile come ad esempio per una banca o per un ospedale. Molte organizzazioni stanno approcciando al modello ibrido che garantisce il perfetto equilibrio tra gli altri due modelli.

Mainetti conclude dicendo che la figura professionale degli ICT è destinata a cambiare. Gli “ICTisti” passeranno sempre meno tempo a studiare come organizzare un sistema informativo e ad implementarlo, e sempre più ad assistere le aziende nella consulenza.

Siamo nel futuro.

Link all’evento

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